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E’ una modalità di approccio al paziente e alle malattie dermatologiche che tenta di integrare l’osservazione classica della malattia intesa come patologia d’organo, con gli aspetti psicologici e relazionali presenti nell’incontro clinico.

La psicodermatologia ha una tradizione che si radica nelle teorie e nelle osservazioni della medicina psicosomatica e si arricchisce delle acquisizioni derivanti dalle neuroscienze, dalle teorie psicoanalitiche, dall’infant- observation. Si apre alle suggestioni provenienti dall’antropologia, dall’etologia, dalla sociologia, dall’osservazione dei fenomeni costume e dell’influenza dei media sul concetto di salute, benessere, malattia e disagio.

La psicodermatologia si muove su due fronti: l’osservazione clinicae la ricerca, quest’ultima ha prodotto negli ultimi 25 anni una messe di lavori scientifici e pubblicazioni che tentano di misurare e descrivere il disagio psicologico, relazionale, la qualità della vita, le comorbilità psichiatriche che accompagnano le malattie dermatologiche. Sul versante clinico si propone di aiutare il dermatologo a capire e gestire il rapporto medico-paziente, che talora si presenta complesso, intricato, faticoso e frustrante.

Le malattie dermatologiche, più delle patologie interne, non visibili all’occhio, creano nel paziente: scontento, ansia, allarme, frustrazione, insoddisfazione, ne alterano l’immagine corporea, e la qualità di vita. Il paziente è alla ricerca di una cura, ma anche di un contenimento delle ansie causate dalla malattia, di una ragione, di un senso che illustri il perché del suo ammalarsi e del suo soffrire. Il medico deve districarsi tra i dati oggettivi e i dati psicologici a partire dall’anamesi che nell’approccio psicodermatologico acquisisce una valenza particolare in quanto , riferendosi al contesto in cui la malattia si è realizzata, fa breccia in una dimensione narrativa dell’incontro nella quale prendono corpo: le relazioni, gli affetti, le emozioni e i sentimenti che accompagnano la comparsa e la cronicizzazione della malattia dermatologica. Il paziente tende ad attribuire allo stress gran parte dei quadri clinici osservabili dal dermatologo, ed è in questa direzione che per lo più si muove la narrazione. I racconti hanno per contenuto situazioni di perdita, di lutto, di separazione, di traumi psicologici acuti o cronici, di difficoltà familiari o sociali.

Come accennato, la psicodermatologia è attenta alla relazione medico-paziente e vede nelle emozioni e nei sentimenti che circolano tra i due attori dell’incontro un importante strumento di comprensione, e cura della malattia. Dagli studi sull’effetto placebo e nocebo, sull’affidabilità, sulla fiducia e sulla speranza condotti nei laboratori delle neuroscienze si evince come il medico, nel suo modo di porsi e di porgere ipotesi diagnostiche, cure e consigli, sia parte integrante del processo di guarigione o superamento delle fasi emotivamente più difficili della malattia. Dunque dalla psicoanalisi la psicodermatologia acquisisce i concetti di Transfert e Controtrasfert, intesi come l’insieme di emozioni, affetti e sentimenti che il medico prova in risposta alle emozioni e ai sentimenti che il paziente esprime nel corso della visita.

La psicodermatologia si avvale delle conoscenze psichiatriche per ciò che concerne la diagnostica psicopatologica, e tenta di individuare nel paziente alcuni tratti di personalità che potranno aiutarlo a capire e interagire con maggior efficacia. Ha dunque un po’ di dimestichezza con le grandi categorie diagnostiche psichiatriche che vanno dalla nevrosi, alla psicosi, ai tratti border-line. Si interroga sull’attualità del concetto di alessitimia, che ha un’importanza storica in psicosomatica. Negli anni ’70, quando questa scienza muoveva i primi passi, i ricercatori avevano individuato nelle personalità alessitimiche il maggior substrato di comorbilità psichiatrica dei pazienti con malattie infiammatorie croniche. Attribuivano quindi alla difficoltà ad esprimere emozioni e sentimenti attraverso il linguaggio, la maggior fonte di somatizzazione delle malattie cutanee croniche, individuando nella pelle l’organo che per importanza di investimento sociale e pulsionale meglio si presta a interpretare il disagio e la sofferenza psicologica del paziente.

La psicodermatologia riflette e si interroga sull’opportunità di aiutare il paziente anche attraverso l’invio ai professionisti dell’area ”psico”, psichiatri, psicologi, psicoterapeuti. L’invio è uno dei problemi più complessi, in quanto il paziente seppur cosciente di essere portatore di una sofferenza psico-somatica, per lo più non ha nessuna intenzione di mettere in discussione i suoi complicati equilibi mente-corpo. Dalle teorie psicoanalitiche viene mutuato il concetto di “difesa”, dove la malattia o il sintomo costituisce un tentativo di difesa inconscia messa in atto per fronteggiare in modo semplice e regressivo una situazione di difficoltà psicologica e relazionale. La regressione psicosomatica avviene quando in età adulta si attivano meccanismi di comunicazione corporea pre-verbale, inscritti nell’esperienza somatica del paziente, quando le difficoltà e il doloro psichico non trovano parole per essere raccontati.

La medicina psicosomatica non mette in discussione gli aspetti biologici della malattia e in particolare la genetica, dove l’ereditarietà costituisce un substrato complesso che si embrica con la familiarità, quest’ultima intesa come l’insieme

delle abitudini e delle attitudini apprese dall’individuo nell’ambito di una famiglia e di una collettività che possono in parete predisporre alla somatizzazione.

Journal online "Ecology, Psichiatry and Mental Health, Cardiology & Dermatology " - Supplemento del Journal "Ecology, Psychiatry and Mental Health"
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