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Già da alcuni anni è risultato evidente che il numero dei malati cardiologici risulta in constante aumento, sia per aumento di incidenza della malattia che della sopravvivenza ad essa, ponendo così il problema del recupero sul piano lavorativo, psicologico e sociale di questi pazienti. Al paziente occorre assicurare un approccio terapeutico continuativo a lungo termine, al fine di contrastare l’evoluzione della malattia e migliorarne non solo la prognosi ma anche la qualità della vita.

Le emozioni hanno un effetto sfavorevole sul suo buon funzionamento: tutte le volte che proviamo un’emozione, creiamo un blocco proprio su quell’energia di cui il nostro organismo ha bisogno per sopravvivere. Ecco dunque che il cuore ci viene in soccorso, pompando più forte per far circolare più energia. Possiamo osservare questo fenomeno quando abbiamo paura: l’energia si blocca, il cuore pompa fortissimo e cominciamo a respirare molto rapidamente. Se l’emozione è troppo intensa può esserci perdita di conoscenza, il che indica che per alcuni istanti il cervello è stato privo di energia; se questa mancanza di energia dura troppo a lungo, entriamo in coma. Dunque tutte le emozioni di paura angoscia senso di colpa, collera e persino una gioia eccessiva possono colpire il cuore e causare disturbi e malattie. La pace, la serenità , la gioia di vivere invece ci garantiscono un cuore in ottima salute!

Dai dati di letteratura emerge un importante cambiamento avvenuto negli ultimi anni nel concetto di riabilitazione cardiaca, sia per quanto riguarda il paziente post-acuto che per quanto riguarda il paziente cronico. Tale cambiamento deriva fondamentalmente dal grande progresso scientifico che ruota attorno ai temi della riduzione della mortalità, grazie all’evoluzione della terapia medica, alla presenza sempre più massiccia delle Unità Intensive Coronariche, alle tecniche cardio-chirurgiche e dall’estendersi dell’applicazione delle metodiche più invasive nel campo del trattamento, della terapia e della prevenzione delle complicanze.

Come evidenziato dalle Linee Guida Nazionali su Cardiologia Riabilitativa esiste una forte e consistente evidenza di associazione fra depressione, carenza di supporto sociale e comparsa/out come di malattia coronarica. La prevalenza di depressione nei pazienti dopo infarto del miocardio è del 15-45%. La depressione aumenta di 3-4 volte il rischio di mortalità cardiaca ed è altamente predittiva di una ridotta aderenza ai trattamenti raccomandati dopo 3-12 mesi.

Un sostegno psicologico oppure una vera e propria terapia che si occupi di modificare tutti quei meccanismi di tipo ansiogeno che possono influire negativamente sul cuore, possono ridurre il numero delle ospedalizzazioni ed aumentare il ritorno alla vita attiva, garantendo un importante miglioramento della qualità della vita del paziente.

L’obiettivo psicologico in associazione a quello più strettamente medico, è quello di collocarela persona al centro di un intervento “globale”, che preveda la collaborazione di vari professionisti, in particolare del medico e dello psicologo, i quali, integrando punti di vista diversi, si prendano cura del paziente nella sua totalità, proponendo anche attraverso la creazione di uno spazio di pensiero all’interno del quale il soggetto possa tradurre in parole le emozioni inespresse, possa elaborare le esperienze significative vissute dando loro un senso all’interno della propria storia di vita. Spesso viene proprio fatta una “rinarrazione” del proprio “viaggio” al fine di andare a modificare le debolezze che hanno cristallizzato comportamenti difensivi atti a proteggere le proprie paure. E’ così che il paziente si reca in terapia con l’intento di poter condurre una vita diversa da quella di prima, portatrice di quelle che sono state le negative conseguenze.

Mi capita spesso in terapia trovare pazienti che esplicitamente riferiscono che da quando hanno avuto un problema cardiaco non riescono più a “godersi” la vita. Vale questo anche per i rapporti familiari con i figli, e sopratutto nel rapporto con i partner, la loro vita sessuale per esempio viene molto spesso tradita da quell’ansia generalizzata legata alla brutta esperienza. A volte invece quelli ad essere maggiormente preoccupati sono i partner che avendo “troppo rispetto” per questi ultimi tendono a rimanere distaccati lasciando così al soggetto la sensazione di essere sempre più malato.

Qualcuno ha difficoltà sessuali in seguito a crisi cardiache e questo innesca in loro un circolo ansioso che impedisce di vivere questo momento come una parentesi piacevole. Ma la sessualità potrebbe invece iniziare ad essere vissuta come un “incontro” di corpi e di mondi emotivo-cognitivi senza risultati o almeno non solo con quella finalità ma invece con il piacere di accogliere tutto quel che accade nelle più svariate sfumature. Questo modo di vivere la sessualità come gioco di scoperta e di curiosità aiuterebbe a riconoscere i propri limiti e non negherebbe l’eccitazione e la forte passione.


Allora cosa possiamo fare? Il compito dello psicoterapeuta è quello di aiutare i pazienti a vivere il proprio corpo completo di limiti e risorse, ad accettare ciò che non si può modificare e ad utilizzare tutte le risorse che abbiamo in possesso. In coppia per esempio diventa utile dirsi ciò che va bene e ciò che è da migliorare, ciò che disturba e ciò che gratifica, Esplicitare le aspettative reciproche aumenta l’equilibrio psico-affetivo al contrario di quello che spesso si pensa, e per fare questo l’ansia lascia il posto alla sincerità, al coraggio alla condivisione.

E così che a poco a poco si ritrova la spontaneità e la naturalezza dello stare insieme.

Dunque anche in questo caso possiamo riassumere il concetto nel diventare protagonisti della nostra vita, il fisico è una parte di noi non è l’interezza! Vivere la vita da “vittime” del destino, delle ingiustizie, delle ipocrisie ecc. non può che portare alla nostra morte interiore, un’ibernazione di tutte quelle parti di noi che si possono attivare e riattivare e che rappresentano le nostre risorse interiori più profonde e meno materiali che ci identificano come unici.

Journal online "Ecology, Psichiatry and Mental Health, Cardiology & Dermatology " - Supplemento del Journal "Ecology, Psychiatry and Mental Health"
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